Le mie mansioni in Garden: per prima cosa la pulizia, perché in qualsiasi negozio tu vada se é pulito fa già una buona impressione e io avevo sempre la scopa e paletta in mano, e mi raccomandavano di guardare bene sotto i banconi delle piante, ma anche di alzare la testa e togliere le ragnatele più evidenti; di uguale importanza la pulizia delle piante e cioè togliere le foglie gialle dalle stesse, anche quelle che rimanevano nei vasi, poiché davano la sensazione di trascuratezza, e quelle che cadevano sul bancone. Si doveva controllare le piante che non venivano vendute entro il mese, se bisognava cambiare la loro posizione, o proporle in composizione con altre. Sistemare, pulire e dare da bere a tutte le confezioni preparate per la vendita. La Signora che gestiva il Garden in momenti di tranquillità mi spiegava il rinvaso, la scelta della terra, perché si doveva usare il concime, perché le piante si ammalavano e le malattie più comuni con i trattamenti da fare. Io ascoltavo e cercavo di memorizzare più informazioni possibili per sentirmi più sicura nel dover spiegare e consigliare il cliente. Non avevo esperienza e si vedeva e il più delle volte chiedevo consiglio alla mia responsabile o le lasciavo il cliente. Quella sensazione di ignoranza mi infastidiva, così studiavo, su un libro, che mi ero presa, la manutenzione, la cura, le malattie delle piante d’appartamento. La Signora ogni tanto mi correggeva in merito alla manutenzione o all’annaffiatura spiegandomi di non soffermarmi al generico, cioè dare da bere una volta alla settimana, perché in una serra le temperature sono costanti; in una casa dove in estate si accende l’aria condizionata e in inverno il riscaldamento, il tempo di asciugatura della terra va monitorato. Ricordo un giorno una cliente mi chiese il perché la sua pianta di Filodendro avesse tutte le foglie piegate verso il basso e per logica io dissi che forse aveva sete; invece la Signora del Garden spiegò che quella dell’acqua poteva essere una causa, ma anche la posizione dello stesso. Infatti la cliente lo teneva sopra un tavolino in salotto vicino ad una porta finestra che aveva la persiana abbassata fino alla punta dello stesso. La cliente diceva che in questo modo lui riceveva la luce, ma effettivamente le foglie per prendere luce su tutta la loro superficie si erano piegate parallele alla finestra e non perché la pianta aveva sete. Quante informazioni bisogna conoscere al di fuori da quelle poche regole di base!
Avevo iniziato dopo ferragosto e la prima grande festività che si avvicinava era quella di Tutti i Santi. Era la prima volta che vedevo così tanti crisantemi. Fiori particolarissimi, grandi e molto resistenti. Arrivavano incartati in mazzi da dieci. Avevano il difetto che se maneggiandoli staccavi dei petali a poco a poco il fiore li avrebbe persi tutti.
Il loro odore o profumo, qui si potrebbe aprire un dibattito, per me era profumo, sapeva di balsamico e mi piaceva molto. Perché potessero bere bene bisognava spezzarli e mi spiegarono di metterne cinque o sei, uno sopra l’altro e mentre una mano teneva fermi i gambi l’altra li spezzava tutti insieme. Io chiesi se facendo così non rovinavo i fiori e mi risposero che, una volta tagliati i fiori dal campo non venivano messi in acqua ma consegnati in pochi giorni ai rivenditori. I fiori fuori dall’acqua si afflosciano un po’ e i petali maneggiandoli con cura difficilmente si staccano, sottolineando il maneggiandoli con cura. Infatti, una volta che i fiori avevano bevuto e i petali si erano gonfiati, se si toccavano si rischiava che si incastrassero fra loro e si staccassero dal fiore. Le loro foglie erano un pericolo lasciate sul pavimento, poiché se le calpestavi rischiavi di scivolare e farti male. Dovevo assicurarmi di raccoglierle tutte per non creare un pericolo per la clientela.
Ricordo un giorno, mentre stavo servendo un signore che mi aveva chiesto di comprare dei fiori sfusi, io, dopo averli raccolti dai vasi, li appoggiai sul banco di servizio dalla parte del cliente e mentre giravo attorno al bancone scivolai su una foglia di Crisantemo e sparii dalla visuale del tipo, che ad alta voce disse :-” Ma è sparita la commessa? Era qui un secondo fa!”. Io cercavo di rialzarmi ma sentendo la sua esclamazione scoppiai in una risata a denti stretti, che non mi lasciava fiato per mettermi in piedi. Probabilmente rivedevo nella mia mente la scena della scivolata e immaginavo l’espressione della persona che si chiedeva dove fossi sparita. Per far capire che c’ero alzai una mano muovendola da destra a sinistra e lui esclamò :-” Mi sta salutando?”. E io continuai a ridere, ero rossa in viso, le lacrime scendevano in continuazione, mi rialzai e sbucai con la testa dal balcone accompagnata da un forte bentornata. Certe situazioni m’imbarazzavano. Una volta una cliente mi chiese di prendere solo crisantemi femmine. Mentre mi dirigevo in fondo alla serra pensavo quali fossero le femmine e ritornai dicendo che avevamo solo maschi. In seguito mi spiegarono che i fiori differenziavano dal cuore dove c’è l’ovario e gli stami che nella femmina si vede grazie all’apertura molto evidente dei petali.
A pochi giorni dalla festività di tutti i Santi mi capitò di accogliere un signore anziano, aveva i pantaloni rotti e un giaccone un po’ sporco che nascondeva una camicia a quadri in fustagno o così credetti. Gli chiesi cosa avesse bisogno e lui mi disse che voleva salutare la direttrice. Quando lei arrivò si mise a lavorare i fiori confezionando un mazzolino di garofani. Parlavano come se si conoscessero da tanto tempo e mentre io stavo dirigendomi all’altro banco mi fermò presentandomelo come un grande artista. Lui si mise a recitare la poesia “A’ Livella” e io ne rimasi così incantata che al termine mi scese una lacrima. Mi rimase nel cuore, tanto che ogni anno al primo Novembre recito a memoria quella poesia in ricordo di quel meraviglioso giorno. Non lo vidi mai più, ma da allora, ogni volta che vedo un senzatetto o una persona poco curata, penso che potrebbe essere un grande artista. L’apparenza non deve condizionare. Puoi esprimere un’ opinione solo creando un legame anche se breve.
Il lavoro in Garden cominciava veramente a piacermi, che iniziai dei corsi privati per imparare l’arte floreale. Credevo che frequentando una scuola in pochi giorni sarei stata capace di fare qualsiasi composizione e invece mi sbagliavo, era l’esperienza data dal confezionare tutti i giorni che mi dava sicurezza. Nelle confezioni delle piante avevo acquisito velocità e mi stavo perfezionando, ma nell’arte floreale ero veramente incapace. Inoltre non mi facevano toccare e confezionare i fiori recisi, così cercavo di imparare guardando. L’anno successivo dopo il lavoro frequentavo la scuola per la patente della macchina e tempo una paio di mesi poi andavo al Garden in auto. A casa mi esercitavo componendo dei centri tavola di fiori essiccati e l’idea di avere un negozio tutto mio mi frullava in testa. Ero incosciente ma carica di entusiasmo che presi al volo l’occasione di prendere in affitto un negozio e iniziare una grande avventura.