Il mio Libro Maturità

Capitolo 29 : The Followers

Artisti di Strada. Mi capitava di fermarmi, ascoltarli, guardarli e rimanere incantata. Non capivo il motivo di ciò e quando me lo chiedevo mi rispondevo che ero probabilmente attratta dalla loro libertà. Il significato che davo a questa parola era forse sollievo? Liberazione? Leggerezza? Seguivo alcuni gruppi, facevo le cover delle loro canzoni e creai una pagina sui social i “The Followers” dove postavo la mia presenza alle loro serate. Finché un giorno ad uno di questi chiesi che cosa si provasse a cantare per un pubblico di passaggio, che si poteva fermare ad ascoltare oppure no; se c’era dell’imbarazzo oppure se eventi atmosferici avrebbero potuto causare degli impedimenti alla voce o agli strumenti; se c’erano delle aspettative sempre soddisfacenti o a volte anche deludenti. Ebbi delle risposte ma non percepivo il livello di emozione della performance. Così mi dissi che se in primis io avessi provato ad esibirmi forse avrei capito. A 10 anni presi lezioni di pianoforte, a 21 presi lezioni di chitarra classica, sono sempre stata piuttosto intonata così scelsi una decina di canzoni da imparare e suonare per accompagnarmi mentre cantavo. Era una mia sfida personale che avrebbe chiarito il concetto di “Che cosa si prova”. Scelsi il giorno, il posto, pagai una tassa d’iscrizione come artista da strada e chiesi ad una mia amica di venire con me e filmarmi poiché avrei poi postato sui social come testimonianza. Quel giorno percorremmo 100 km e durante il tragitto non avevo sensazioni particolari ne aspettative. Arrivammo e poiché la postazione era gratuita in quella che avevo scelto io potevo rischiare di trovare già qualcuno, ma non c’era nessuno e il battito cardiaco cominciò ad aumentare. Ero agitatissima e mi chiedevo se avessi ancora la voce o se mi ricordassi le canzoni poiché non avevo i testi con me. Guardandomi attorno vidi che c’erano pochissime persone, anzi speravo se ne andassero ma non fu così. Mi sedetti su una panchina di pietra e prendendo la chitarra mi accorsi che le mie mani tremavano cosi tanto che dovetti fare delle prove per scaldarmi un po’. C’ erano dei ragazzi che pescavano e avevo paura di disturbarli. Mi ripetevo di respirare profondamente anche se mi sembrava che il cuore stesse per uscire da tanto forte che lo sentivo. Guardai la mia amica facendole cenno che avrei iniziato e lei doveva filmare. Iniziai e la mia voce uscì accompagnata da un debole fiato. Mi concentrai sulla canzone e il resto non esisteva più.

Avrò cantato solo 5-6 canzoni. Le ho cantate non molto bene, ma non mi importava. Dopo la prima avevo preso un po’ di fiducia in me stessa e cantavo senza preoccupazioni. Cercai di interpretare al meglio che potevo ogni singola parola, senza preoccuparmi se avessi stonato e fu in quel momento che mi accorsi che nulla mi limitava e la sensazione che provai fu quella di libertà assoluta. Non m’importava di nessuno. Ce l’avevo fatta sebbene l’agitazione e cantare senza essere preoccupati di chi ti ascolta era liberatorio. Interpretare una canzone provando emozioni mentre pronunci le parole mi faceva battere il cuore. Mi ripromisi che avrei bissato.

Una volta tornata a casa prenotai 4 uscite, una volta a settimana per un mese in un paesino sul Lago di Garda. La postazione era all’inizio del paese e mi consolavo poiché non mi sembrava ci fossero molte persone, così mi dava l’impressione di provare meno agitazione. Avevo un piccolo amplificatore con un asta alla quale c’era attaccato il microfono; mi ero provvista di un carrellino dove sopra posizionavo uno cubo di legno con una seduta in pelle dento il quale ci facevo stare l’attrezzatura. Veniva mia figlia con me, un po’ costretta ma veniva era il mio punto di forza. Dovevo essere forte e sicura davanti a lei. Si divertiva a raccogliere quei pochi euro che ricevevo. A me non importavano i soldi non lo facevo per guadagnare ma cercavo qualcosa dentro di me. Sicurezza, motivazione, capacità, volontà, libertà, autostima volevo capire qualcosa di me che tenevo nascosto o bloccato o forse ero solo insoddisfatta? Ad una di quelle uscite si fermò un gruppo di bambini e mi rese felice cantare per loro. All’ultima arrivarono dei miei amici che scrissero qualche frase sul mio libro. Portavo con me una raccolta di fogli dove scrivevo la data il luogo e chiedevo al passante di scrivere un saluto così non avrei potuto dimenticare quel giorno rileggendo quello che c’era scritto. Le canzoni erano aumentate e riuscivo a cantare per mezz’ora circa. Ogni giorno mi allenavo per poter migliorare la mia prestazione e le canzoni aumentavano. Un passante mi fece capire che avevo una voce particolare e una interpretazione buona ma che non si sentiva lo strumento. In effetti avevo un solo microfono che usavo per la voce ma la chitarra non si sentiva. Così mi procurai anche il secondo microfono che mi mandò in crisi, poiché non sono un talento a suonare e di errori ne facevo parecchi, ma a me piaceva accompagnarmi in questo modo per cui cedetti al secondo microfono.

Per avere una critica ed un parere sulla mia voce mi iscrissi ad un concorso che mi insegnò a leggere il testo e ad interpretarlo al meglio. La personalizzazione è ciò che fa la differenza e non deve essere forzata devi manifestarla con sincerità mostrando chi sei veramente. Fatta l’audizione che passai ( forse la passarono tutti) potevo presentarmi il giorno della votazione oppure fare tre giorni in una struttura con sala registrazione, corso di interpretazione e analisi vocale; avrei fatto la seconda audizione lì e io decisi di andare e provare questa esperienza, non volevo costruire una carriera volevo solo saperne di più. Fu un’esperienza bellissima, e per la prima volta entrai in uno studio di registrazione e cantai meglio che potevo, con il cuore che sembrava suonasse più forte della musica di accompagnamento. Feci l’audizione, sbagliai il tempo, le dita sulla tastiera ad un certo momento si fermarono ma io finii la canzone che avevo portato. Per me andava bene così ero fiera di quello che avevo provato. Sono emozione forti che riportano in vita la sensazione di felicità che essendo istantanea dovremmo provarne tanta e tutti i giorni per ricordarla sempre. Tornata a casa mi iscrissi al portale degli artisti di strada della città di Milano e prenotai una postazione. Andai per due volte a Milano..e m’innamorai del fatto che mi piaceva cantare per me stessa e vedere che qualcuno restava ad ascoltarmi o che canticchiava le canzoni che cantavo. Decisi che l’anno successivo avrei cantato nelle più belle città d’Italia. Iniziai da Bologna. Avevo una postazione molto lontana dal centro ma a me andava benissimo. Riuscii a cantare per quasi un’ora e ne ero orgogliosa. Il ritorno in treno fu deludente poiché era il 2020 e iniziarono le restrizioni a causa del Covid19. Non credevo che mi sarei fermata poiché mi esibii sul poggiolo di casa e mi divertii moltissimo, ma da dopo quelle esibizioni non programmai nessuna uscita e ad ora sono ancora ferma.

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