Una vetrina interessante cattura l’attenzione della gente invitandola ad entrare. Ebbene la stagione che preferivo era l’inverno, creando vetrine scenografiche dedicate al Natale. La gente entrava anche solo per dare un’occhiata. L’atmosfera del periodo, le luci, le decorazioni nei paesi, il freddo, la neve caratterizzavano l’ambiente rendendolo magico ed era più facile proporre situazioni accattivanti. La primavera, stagione del risveglio, vendeva quasi da sola e infatti lavoravo pochissimo le mie vetrine, consapevole che stavo sbagliando, ma mi andava bene lo stesso. Il mio punto debole era l’estate. La clientela diminuiva, molti erano in vacanza, i fiori duravano poco, la mia fornitura era misera e io mi demotivavo. Le vetrine dedicate all’estate consistevano in castelli di sabbia, conchiglie, barchette ma ugualmente vendevano poco.
Nell’estate del 1997, sapevo che il gruppo rock U2 era a Reggio Emilia per il PopMart Tour, così ebbi l’idea di dedicare la vetrina interamente a loro. E non solo, tutto il negozio si trasformò in un percorso dedicato agli U2 con foto, poster, quadri, dischi recuperati dai Fans-Club, da internet, da ricerche che facevo per essere molto informata in caso di domande specifiche. Il tutto veniva assemblato alle mie composizioni, ai fiori, a vasi particolari. Per creare una vetrina d’impatto volevo capire come strutturare l’idea del palco con il simbolo del PopMart Tour, così decisi di partire per l’Austria nei giorni vicini a Ferragosto, avendo il negozio chiuso, perché sapevo che avevano una data del Tour a Wiener Neustadt proprio il 16 Agosto. Pensai che potevo fare tre giorni di vacanza e non avendo il biglietto per il concerto, potevo rimanere all’esterno e cogliere dei particolari sulla scenografia. Così presi il treno portando con me un trolley e la mia chitarra, che sarebbe stata la mia compagna di viaggio. Viaggiai di notte per arrivare a Vienna di mattina. La prima cosa che feci come scesi dal treno fu comprare una cartina per capire dove fosse l’hotel che avevo prenotato. Sapevo che era vicino alla stazione, ma mi dovevo orientare un po’ e lo stradario mi fu molto utile. Impiegai un’ora e mezza per arrivare, perché facevo un po’ di confusione con i nomi delle vie e quando capii dove fosse, mi resi conto che distava dalla stazione circa 30 minuti a piedi. L’hotel era accogliente e molto pulito, entrai in stanza, lasciai la valigia e con la chitarra a spalle uscii per andare a visitare la città perché sapevo che l’indomani l’avrei passato alla ricerca del luogo dove si sarebbe svolto il concerto degli U2. Camminai per il centro di Vienna per 5, 6 ore soffermandomi a fotografare monumenti, teatri, Chiese, locali rinomati e mi riposai in un parco circa per un’oretta, sedendomi su una panchina che dava proprio sulla piazza dove c’era il Municipio. Suonavo la chitarra per rilassarmi un po’ e ripassavo alcune canzoni degli U2. Ad un certo punto si avvicinò un signore che gesticolando, poiché non sapeva come chiedere qualcosa, mi disse con la bocca molto chiusa la parola “voocioo”. Io sbarrai gli occhi con un’espressione stupita e interrogatoria poiché non capivo, alche il signore mi ripeté la stessa parola allungando le vocali “vooociooo”. Essendo stata fermata in mattinata dalla sicurezza perché mi avevano visto con la chitarra e mi avevano chiesto i vouchers (documenti, tagliandi di permesso) convinti che fossi un’artista di strada, pensai che forse anche questo signore me li stesse chiedendo. Poco distanti da lui c’erano gli amici, che in italiano gli dicevano che probabilmente non capivo la lingua. Sorridendo al signore gli dissi che ero italiana e che poteva tranquillamente chiedermi delle indicazioni sempre se avessi potuto aiutarlo. Lui con un’esclamazione di sollievo mi ringraziò e mi chiese se sapevo dove ci fosse un bagno. Gli indicai il luogo e salutai il gruppo ridendo, ripensando al voocioo, che bastava dicesse wc.
La giornata passò velocemente ed io cominciavo ad essere agitata, al contrario la notte era così lunga, che non vedevo l’ora fosse l’alba per tornare in stazione e cercare un treno per Wiener Neustadt. Arrivai in stazione e non sapendo che città cercare, che passasse da quella del Tour, cominciai a leggere tutte le destinazioni sul cartellone degli orari, fino a quando vidi un gruppo di ragazzi e ragazze con fazzoletti e capellini degli U2. Mi avvicinai a loro, controllai il binario, lessi le destinazioni e salii su quel treno. Avevo scritto tutte le fermate su un foglio di carta così sapevo quando scendere. Il viaggio mi sembrava interminabile e il paesaggio non dava l’idea del centro abitato quando dovetti scendere. Eravamo veramente in molti e la cosa mi rassicurava, parecchi avevano gadget del gruppo irlandese e tutti si dirigevano al luogo del concerto. Una volta arrivata cercai una postazione sopra ad una duna di terra, per poter vedere il concerto al di fuori delle pareti in ferro, che delimitavano lo spazio del pubblico. Mi trovavo sul lato sinistro del palco e vedere l’arco giallo con quella fascia arancione quasi alla punta e il limone gigante, dal quale partiva un’asta che terminava con un satellite, mi emozionava. Era quasi l’ora di pranzo, ma avevo mangiato così tanto a colazione che non avevo fame. Ero felice per aver trovato un posto meraviglioso dove poter gustarmi il concerto senza biglietto.
Per far passare il tempo decisi di farmi un giro attorno alla struttura e ritornare in cima alla montagna di terra, che si stava riempiendo di persone. Avevo sempre con me la mia chitarra e prima di tornare al mio posto, mi sedetti sopra un muretto vicino al cancello dove entravano le persone dello staff, che lavoravano dietro il palco. C’erano due guardie americane che controllavano chi entrava e chi usciva. Io me ne stavo in disparte con aria soddisfatta e felice e suonavo la chitarra. Ad un certo punto mi si avvicinò una delle guardie chiedendomi cosa suonassi, cosa facessi lì e perché non ero entrata a prendere posto. Con un atteggiamento disinteressato risposi che non conoscevo il gruppo in questione, che ero in vacanza e poiché parlavano bene di questo concerto, avevo deciso di venire a dare un’occhiata. Raccontai la grossa bugia di non conoscere le loro canzoni, poiché appassionata di musica classica, quella che stavo suonando mentre la guardia si era avvicinata e dopo aver ascoltato una loro canzone feci tre accordi intonando “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”, dicendo che non conoscevo le parole, ma che l’avevo sentita alla radio. Passarono un paio d’ore e poi arrivò la guardia che lo doveva sostituire e si mise a parlare con noi due. L’ultimo arrivato mi chiese la chitarra e cominciò a suonare canzoni che non conoscevo e poi suonò canzoni degli U2. Mentre le ascoltavo non potevo esultare poiché avevo detto di non conoscerle, ma le sapevo tutte a memoria. Parlammo per un po’ e poi loro due si allontanarono un attimo per dopo un breve consulto tornare da me. Mi chiesero se volevo entrare. Trasalii. Stavo ritraducendo nella mia testa che cosa mi avevano chiesto e dissi che non volevo causare problemi a loro e che faceva lo stesso. Mi invitarono ad entrare e il mio cuore cominciò a battere così forte che avevo paura si sentisse. Un’ adrenalina mai provata prima mi stava assalendo. Varcata la soglia del cancello feci una decina di metri e mi fecero cenno di stare attenta spostandomi a dx poiché stava passando una macchina nera che, mentre mi passava accanto, con la coda dell’occhio vidi che abbassava il finestrino oscurato dietro e vidi The Edge e seduto davanti a lui Bono Vox. Credevo di avere un infarto quando la guardia, che mi stava accompagnando, mi spostò a sx e mi accompagnò all’interno di una grande struttura dove c’erano tavoli, stanze, telecamere e una quantità di gente che faceva parte dello staff. La guardia mi indicò il bagno, la cabina telefonica se dovevo chiamare qualcuno e mi chiese di aspettarlo. In preda all’agitazione mi avvicinai alla cabina e chiamai mio fratello. Gli spiegai dov’ero e lui ostentava a crederci. Gli dissi che avrei raccontato tutto l’indomani arrivata in albergo e cercando di tranquillizzarmi lo salutai. Da lì a poco tornò la guardia che mi diede un triangolo adesivo di colore rosa fucsia con scritto al centro pop; era un pass che dovevo tenere altrimenti mi avrebbero rispedito fuori. Mancavano circa due ore all’inizio del concerto e mi accompagnarono sopra ad un pullman sul quale avrei lasciato la chitarra. Aveva un tavolo grande ed eravamo in 4. Parlammo dell’Italia, del mio lavoro, delle loro giornate e mi lasciarono un recapito telefonico con indirizzo americano per eventuali lettere o cartoline per restare in contatto.
Poco prima dell’inizio del concerto la guardia mi accompagnò dietro le quinte, eravamo sul lato sinistro e mi gustai il concerto con il cuore, non potendo cantare o esultare per paura che mi scoprisse e mi accompagnasse fuori. Mentre stavano cantando Lemon la guardia mi chiese se li volevo fotografare e io acconsentii, ma realizzai di aver lasciato la macchina fotografica attaccata alla chitarra. Sinceramente era l’ultimo dei miei pensieri, stavo vivendo la più bella esperienza in assoluto. Provai emozioni fortissime che riascoltando le loro canzoni rivivono in me. Volevo piangere, ma mi trattenni fino a quando non fui sul treno per tornare all’hotel. Adrenalina pura, emozionante, stupefacente, straordinario e meraviglioso. Al termine del concerto c’era molto movimento, vedevo Adam e Larry in distanza, tutti si muovevano per sistemare, per intervistare e mentre noi stavamo per tornare al pullman due persone davanti a me si divisero andando uno a destra e uno a sinistra e chi stava davanti a loro si fermò girandosi di scatto e urtandomi leggermente. Mi chiese scusa e io feci cenno che non era nulla e immediatamente realizzai che era uno di loro, The Edge. Il più bel giorno della mia vacanza, indimenticabile. Tornammo a prendere la chitarra e ci salutammo. Ringraziai la guardia promettendo che mi sarei fatta sentire anche per ricambiare la sua gentilezza, che non ricambiai mai, e tornai al treno. Era tardissimo e c’erano pochissime persone sul binario in cui mi trovavo. Io guardavo a terra abbassando il cappello che mi coprisse il viso e cercavo di non guardare nessuno. Avevo paura delle aggressioni e le persone che viaggiavano con me non sembravano per niente affidabili. Arrivata in stazione sapevo che avevo ancora mezz’ora di strada per tornare in hotel ed erano le due e mezza della notte. Mi sentivo agitata e cercavo di pensare a ciò che mi era successo per superare la paura. Il ritorno in Italia fu così veloce, poiché i miei pensieri erano dedicati al ricordo della magnifica e incredula giornata del concerto. Riguardavo il pass e l’indirizzo della guardia e mi sembrava un sogno. Mentre piegavo il biglietto lasciato, mi accorsi che dietro c’era una lista ed era strappato sui futuri Hotel di pernottamento del gruppo (così credetti) e ripetevo che era una sfortuna. Avrei potuto sapere l’Hotel italiano, poiché lui mi voleva dare il foglio intero e io gli dissi di darmene solo un pezzo. Alla fine ringraziai per quello che mi era capitato; fu veramente una vacanza fortunata!
Il negozio era bellissimo, e le vetrine rappresentavano perfettamente il PopMart Tour degli U2. Il biglietto per il concerto in Italia di Reggio Emilia l’avevo comprato ancora a inizio stagione e adesso non vedevo l’ora di andare. Avevo tenuto il pass di Wiener Neustadt e credevo di poterlo usare anche per l’Italia. Le guardie a Reggio Emilia erano italiane. Indossavo una giacca e avevo attaccato il pass sul petto, però sulla maglietta, dalla parte del cuore per non farlo vedere e scoprire solo all’occorrenza. Quando decisi di entrare, spostai la giacca mostrai il pass e con un attimo di titubanza mi fecero passare. Bene, mi dissi, ma dopo essere arrivata vicino al palcoscenico mi accorsi che tutti avevano il pass di colore giallo. Trasalii e chiusi la giacca. Probabilmente cambiavano colore ad ogni concerto o quando si trovavano in un altro Stato; non importava ero passata. Cercai una postazione sempre al lato sinistro del palcoscenico e aspettai l’inizio del concerto. Non ricordo bene come successe, ma durante una canzone mentre ballavo e saltavo una guardia vide il pass fucsia e arrabbiata mi invitò ad andarmene ed io scappai lungo le transenne, che delimitavano il pubblico, finché non ne trovai una semi-aperta e m’infilai. C’erano così tante persone che non vedevo nulla, così gridavo aprendo la giacca :-” pass- security!” e la gente si apriva per farmi passare e farmi arrivare davanti dove c’era l’anello che divideva il prato, dal prato gold (la gente sotto il palco). Ero soddisfatta, ma probabilmente mi stavano seguendo con il faro; infatti vidi la guardia puntare il dito su di me. In preda al panico scavalcai la transenna e mi buttai in mezzo alla gente sotto il palco e caddi a terra. Disperata tenevo le mani sul viso, rimasi in ginocchio fino a quando mi sentii picchiare una spalla. Non volevo girarmi finché una voce mi chiese che stessi facendo. Risposi, togliendo le mani dal viso e guardando questa persona, che mi stavano inseguendo. Ricordo bene l’espressione meravigliata del tipo che girò la testa per guardare la folla per poi riguardarmi esclamando lentamente, mentre muoveva il capo su e giù accondiscendendo :-“già. Capisco”. Credo pensasse avessi preso qualche droga, sta di fatto che mi guardai il concerto da sotto il palco.
Il negozio dedicato agli U2 riscosse successo. Mi piaceva vedere la gente entrare solo per guardare come lo avevo allestito. Ero iscritta al loro FansClub dal quale mi facevo arrivare foto, poster, dipinti, gadget. In vetrina avevo disegnato praticando la pop art, l’immagine del loro album e avevo rappresentato l’arco con del cartone. Avevo esposto i vinili, i libri con le loro canzoni, i cd collezionati. Ero soddisfatta del mio operato che mostravo con orgoglio.