Il mio Libro Maturità

Capitolo 22 : Le Sfilate

Sono sempre stata attratta dalla moda, dalle sfilate, dall’abbigliamento particolare che dava valore alla personalità. Mia nonna era sarta e molto spesso le chiedevo di creare un abito che avevo disegnato e mi diceva di cercare dei cartamodelli che potevamo assemblare per dar vita alla nostra creazione. Ci riusciva e io ero fiera di indossare ciò che avevo immaginato. Mi piaceva sfilare e facevo continuamente prove imitando le modelle famose. Sapevo di non avere nessuna speranza, poiché troppo bassa per aspirare alla passerella, ma il portamento corretto mi attraeva. Forse avrei potuto provare a fare un corso di sartoria e magari investire in una casa di moda, invece riaprii il negozio di fiori anzi ne aprii due e quando mi capitava l’occasione partecipavo a delle sfilate di abiti da sposa offrendo i bouquet da abbinare ad abiti diversi. Sebbene cercassi di fare cose particolari mi sembrava di cadere nella banalità e desideravo qualcosa di diverso. Chiesi di partecipare ad una sfilata con abiti vegetali e ne preparai sette. Erano un collage di foglie stabilizzate nei colori caldi dell’autunno. Tutti abiti diversi ma fatti di un unico materiale. Per ognuno di loro un bouquet abbinato. Sinceramente i primi abiti ad uscire erano creati con il materiale usato in negozio per il confezionamento dei fiori, infatti uno era composto da anelli di cellophane che uniti l’un, l’altro creavano una maglia che formava un tubino aderente e l’altro abito era formato da catene di copertine plastificate colorate che si muovevano scomposte ad ogni passo della modella. A chiusura della sfilata, l’abito ” da sposa “, composto da un corpetto di foglie rosse e una gonna fatta di petali di stoffa beige. Il bouquet abbinato era un anello al quale avevo attaccato una struttura che coprisse entrambe le mani ricoperta di petali a forma di cuore. Tenni esposti gli abiti nei negozi. Avevo avuto l’idea di creare una mostra e lasciarli esposti cercando di valorizzarli ma non lo feci. Mi pentii di ciò e me ne pento ancora ora.

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